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Dopo l’esplorazione delle carte interazione, entriamo nel vivo di i.d.e.a…
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“Sono la seconda FIGLIA di mia mamma. C’è un FRATELLO più grande che VIVE nelle Filippine. Vado trovare mio fratello FRA un mese. Sto organizzando la mia VALIGIA per andare nelle Filippine”.

Ma ti sei mai accorto di quante cose raccontano gli studenti mentre giocano?! Quanti dettagli di vissuti personali, quante informazioni scambiate, ma soprattutto quanto la classe assomiglia sempre più a una comunità “meticcia” che parla! Credo si possa riassumere quello che si impara giocando con sole tre parole: creatività-piacere-motivazione.
Parafrasando Guadaloup: si è spesso notato che i giochi si sviluppano particolarmente quando si sente la necessità di lasciare che la realtà amara nella quale si è immersi menta per qualche istante…
Da una parte c’è la possibilità di raccontare storie vere, ma anche di inventarne altre, storie che possono far divertire, sognare e immaginare:
“la mia mamma va a fare l’ISCRIZIONE a scuola perché sua figlia è stata PROMOSSA dalla V alla prima media. Al COLLOQUIO la maestra dice che sua FIGLIA sa leggere benissimo ed è intelligente.”
L’insegnante è solo il regista del gioco, quello che dà i tempi e sostiene le produzioni linguistiche che ciascuno realizza. Nel momento in cui sa rendersi invisibile sono gli studenti che si fanno carico del tempo, dello spazio e dell’apprendimento della classe. Imparano gli uni dagli altri nell’interazione e nella collettività, aiutandosi con le spiegazioni.
I frammenti della storia di un singolo sono parte della storia di tutti. Nell’ascolto attento si ri-costruiscono e ricuciono le tante identità che ci compongono…
è tutto una lingua seconda.

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